LA PRIMA VOLTA (FUORI) / 2

Nel corso degli anni in carcere Toni fu sempre seguito dalla sua donna. Al primo colloquio raccontò a Lisa la verità: non era un rappresentante di auto, era ladro di auto. Lei lo perdonò e andò sempre ai colloqui: era veramente innamorata. Anche Toni era innamorato di Lisa. Al secondo colloquio si erano promessi che, quando Toni avesse finito di scontare la pena, una volta libero, l’avrebbe sposata, avrebbe messo su famiglia e vissuto nella legalità.                                                                Giunse l’ultimo giorno di carcere. Toni sapeva che tra poche ore si sarebbero aperte le porte della libertà. Anche Lisa lo sapeva, da tempo. C’era lei a prenderlo davanti al carcere – gli aveva promesso.                                                                                   Quel giorno, quando Toni oltrepassò l’ultimo portone, cominciò a vedere con i suoi occhi la libertà. E  rimase smarrito: non vedeva la sua amata Lisa e tutto quello che vedeva sembrava più grande, confuso, gli girava anche la testa. Si fermò lì, a cinque metri dalla porta del carcere, aspettando che Lisa arrivasse.                                         Il ritardo della sua amata era dovuto al traffico.                                                              Quella mattina Lisa si era trovata intrappolata causa incidente.                              Dopo dieci minuti Toni pensò che doveva incamminarsi per andarle incontro.   Sentiva aumentare i rumori della libertà, tutte quelle auto che passavano in strada, l’odore dei tubi di scappamento, il profumo della benzina, sensazioni che stordivano.                                                                                                                             In cella aveva perso l’abitudine al grande spazio, all’eco delle cose, alle distanze giuste.                                                                                                                                   Si decise ad attraversarla, quella strada. Buttò l’occhio a destra e poi a sinistra.    Lisa non c’era?                                                                                                                    Sì, era arrivata, la vedeva ora, dall’altra parte.                                                                Ma quella strada Toni non riusciva ad attraversarla.

Angelo M.


[1] Pseudonimo – personaggio di un lungo racconto di Angelo M., Storia di Toni, di cui si dà qui la conclusione.

ASCOLTO / 2 / LA FORZA DELLA ORALITA’

PROPONIAMO IL MANIFESTO DI DOCUSOUND. IT – AUDIO RACCONTO DELLA REALTA’ – 

1. Alla base del nostro mestiere c’è l’Ascolto: in un’epoca iper-visiva, che vuole vedere tutto, torniamo al suono per recuperare la sostanza.

2. Conosciamo la forza dell’oralità e vogliamo riscoprirla: cerchiamo la voce delle persone, veicolo di storie e passioni, essenza della comunicazione, radice di ogni racconto.

3. Qualsiasi storia può essere raccontata “dal punto di vista del suono”.

4. I nostri microfoni raccontano la realtà e spesso vanno dove le telecamere non posso andare: i nostri microfoni “riprendono al buio”, sono leggeri e discreti e rispettano la privacy.

5. Amiamo il suono in tutte le sue forme. Un rumore può diventare sinfonia; un suono a volte racconta meglio di tante immagini.

6. Il suono deve essere pulito, di alta qualità, profondo e dinamico.

7. Creiamo ricordi sonori: oggi abbiamo immagini di ogni momento della nostra vita ma non ci preoccupiamo di conservare il suono di ciò che ci circonda.

8. L’audioracconto della realtà lascia spazio all’immaginazione: è un genere che fa incontrare il cinema e la narrativa.

9. Docusound non nega l’immagine: l’ascolto aiuta a ritornare al visivo con maggiore consapevolezza e sensibilità percettiva.

10. Docusound include i non vedenti: milioni di persone nel mondo tagliate fuori dalla comunicazione visiva.

http://www.docusound.it

“FUORI” / UN AUDIOCORTO DAL CARCERE

Domenica 22 settembre l’audiocorto FUORI (regia e montaggio Angelo Ferrarini e Marco Fantacuzzi) è stato premiato con la menzione speciale della Giuria  a fine corso CINEMA LAB 2013 di KINOCCHIO “L’INTEGRAZIONE NON FA NOTIZIA”. I quasi dieci minuti di suoni (voci, rumori, passi) dal carcere  Due Palazzi hanno ben espresso, secondo la Giuria (Davide Vizzini, Marco Zuin, Riccardo Cattapan…) l’atmosfera che accompagna il momento primo dell’uscita da un luogo di detenzione: il disorientamento di fronte al mondo esterno, con i suoi suoni, rumori, gas, ostacoli e la richiesta immediata di inserirsi, di stare attento, di saper attraversare la strada, entrare in un bar, chiedere un caffè… La normalità acquisita a poco a poco dunque, il che potrebbe alzare “viva il carcere” che ci fa apprezzare le piccole cose, quando invece te le toglie per il semplice fatto che lo spazio sempre misurato e il dover sottostare ai livelli minimi di autonomia ti riduce a un bambino e così quando esci inciampi nel primo marciapiedi. Sei sbarcato, adesso alzati e cammina!

I NOSTRI RACCONTI AL CINEMA

kino logoI racconti del laboratorio diventano soggetti, poi un registrato sonoro, infine un corto:

LA PRIMA VOLTA (FUORI),  che sarà proiettato domenica 22 settembre 2013 a Padova.

Potrete sentire le voci dei protagonisti del Laboratorio di Scrittura grazie ai professionisti del mondo del cinema  presenti al festival KINOCCHIO 2013 (Carlo Bettin, Roberto Cavallini, Giorgio Diritti, Federico Fava, Pietro Marcello, Alberto Scapin…), che ringrazio insieme agli amici incontrati durante la lavarazione (Carmen, le tre Francesche, Giovanni, Pai…). Un grazie particolare a Donatella Erlati e Maria Elena Frusciante che mi hanno aiutato nelle sceneggiature e a Marco Fantacuzzi per la regia.

Il festival di Kinocchio è un laboratorio pratico di cinema, quest’anno con tema L’INTEGRAZIONE NON FA NOTIZIA.

Il workshop Cinema Lab 2013 ‘L’integrazione non fa notizia’ è un’esperienza formativa immersiva che coinvolgerà 25 filmmakers e artisti dell’audiovisivo, selezionati tramite un bando di concorso, che avranno l’opportunità di lavorare a contatto con alcuni tra i migliori autori e professionisti del cinema italiano. Il workshop si svolgerà dall’11 al 22 settembre, in una residenza creativa unica nel settore, ambientata in varie location della provincia di Padova, dove i partecipanti scriveranno, gireranno e monteranno i loro progetti insieme ai docenti.

  (dal sito http://www.kinocchio.com)

NARRAZIONI

PENSIERO – Quali narrazioni per le nostre vite? tante vite ci caratterizzano per età, luoghi, lavori, viaggi, perdite, ritorni, abbandoni, tagli – ognuna avrebbe bisogno di parole e di una cornice, di un titolo e di un’immagine, musica, aria – possiamo, proviamo – la scuola di base dà alcuni strumenti, poi ci sono letture, sempre viaggi, incontri, nomi che ci “occorrono”, ci corrono incontro – torniamo indietro e ascoltiamo – come tradurre in scritture tutto questo? ci vuole un’altra vita – una vita per raccontarla come dice qualcuno – – –

SESTO ANNO / PRIMI TRE INCONTRI

CANCELLI CARCERE

I PRIMI TRE INCONTRI DEL NUOVO A.S.(ANNO DI SCRITTURA) 2013-2014

I primi tre lunedì del nuovo A.S.Anno di Scrittura. In realtà ci teniamo a dire GRUPPO ASCOLTO LETTURA SCRITTURA. Lunedì 2 settembre siamo in pochi. Primo giorno di scuola va bene. L’informazione che si cominciava oggi, data a fine giugno, non è passata a tutti. La burocrazia ha la sua lentezza, le cose arrivano, basta aspettare. Il carcere educa alla pazienza. Così prese le firme come al solito (operazione che serve anche per rilasciare il diploma a fine anno), ci raccontiamo le vacanze. Com’è andata, vale sempre anche dietro le sbarre. Si mantiene l’abitudine  delle frasi di fuori. Il corso funziona già qui: riusare le parole. Avevamo in verità preparato un testo di benvenuto, ma lo presenteremo il 9. (Puntuale arriva il “suono delle sbarre”: testarne la tenuta, dopo la notte, con una barra di ferro qual plettro contro le sbarre delle finestre). Diamo la parola a chi vuole raccontare qualche cosa. S* ci descrive a lungo la sua attività estiva: fare pratiche con l’avvocato per ottenere ascolto, cioè veder esaudito il suo diritto al lavoro, dopo tre anni di richieste. – Al pomeriggio a casa scrivo per sapere che fine han fatto i nuovi scritti promessi (una ventina!).

Secondo lunedì, 9 settembre. Il gruppo è più folto (una ventina), ci sono pure tre nuovi, manca il grosso delle nuove iscrizioni. Vedo un elenco di quaranta! il corso ha cambiato nome: si chiama “scrittura giornalistica”. Non lo sapevo, ma capisco: molti si iscrivono al nostro corso di scrittura per passare poi alla rivista “Ristretti”. Entriamo nell’oggetto del nostro riunirci. leggiamo la lettera  incipit (vedi) e la commentiamo, dando la parola a tutti. L’ascolto è buono. Come al solito qualcuno dopo un’ora si alza a fumare alla finestra. Altri vanno e vengono senza disturbare. Agli angoli in fondo il gruppetto di area nordafricana o albanese ha mantenuto le posizioni dello scorso anno. Due li chiamo Cip e Ciop. Arrivano suggestioni interessanti sullo scrivere in cella. Scopriamo che molti scrivono a casa. A* anche dieci fogli al giorno.

Terzo lunedì, 16 settembre. Conduce Donatella. Porta una lettera di Aldo Moro ai famigliari, una poesia di D.M.Turoldo ai fratelli atei. Si entra subito in argomento. In un’altra stanza (quella con l’acqua gocciolante) registro una conversazione con W. Alla fine ritorno e registro il gruppo (registrazione passiva). Mancano venti minuti. A* legge il suo racconto (una pagina e mezza) sulla sua scrittura quotidiana alla moglie da cui è statto salvato. La ripresenteremo scritta al quarto incontro.

SCRIVERE / PASSIONE

 LETTERA A UN DETENUTO SCRITTORE

La parola passione significa dedizione ma anche sofferenza. È il caso di chi si dedica a una passione nella vita, dalla quale nascono vincoli obblighi costrizioni coercizioni…

Eppure prima dicevi “mi piace, mi ci dedico… voglio che sia il tema della mia vita”. E poi un giorno ti trovi senza via d’uscita. Quella che era la tua passione, quella che pensavi la tua vocazione sono diventati il tuo custode, guardia, persecutore. Non sei più libero, sei un drogato nello spirito, non puoi più farne a meno.

Come nasce una vocazione? Così, per esempio. Uno vede un giorno un cavallo oppure un pittore sul fiume vicino a casa… Si aprono le porte del sogno, come, nelle Cronache di Narnia, l’armadio in fondo allo stanzone. Passi per una porta speciale e arrivi nel bosco, nel sogno, ma ci stai dentro, ci puoi viaggiare. Guarda questi Raccont. Comincia così, come tanti altri, scrivendo momenti normali nell’infanzia e poi invece la vita si decide. Una porta si è aperta e tu non ti sei fermato.

Scrivere, mettere le parole nere su bianco, significa anche questo: dare un ordine ai ricordi e ai fatti, sistemare le emozioni e vestirle perché vadano in mezzo alla gente, possano parlare, essere capite. Magari non tutti saranno d’accordo, ma tu ci hai provato. Stai facendo il tuo cammino, percorso, viaggio. Hai cominciato. Il più è fatto. Forse sta nascendo un’altra possibilità per te. Ascolta il tuo cuore e ascolta le parole: cerca quelle che ti descrivono meglio, leggi, rileggi, correggi, cambia, costruisci.