ANIMALI IN GABBIA / RAGNI

Omaggio a Dino Buzzati

Havana, 27 luglio 2010

RAGNI E PAROLE IN CELLA – ECHI DAL CORSO DI SCRITTURA

Al corso di scrittura si parla anche di animali, quelli trattati meglio di noi detenuti o quelli che animano i nostri spazi, le celle. E allora si scrive anche di quelli. Racconti e pensieri su animali domestici, addomesticati. No, semplicemente liberi. Perché inconsci del loro stare chiusi, lavoratori indefessi instancabili rispettando la loro legge scritta chissà dove e da chi.

Per scrivere al nostro corso si danno sempre delle idee, degli spunti di partenza, dei testi-starter. Per esempio un racconto, anche orale nostro o di autore (da qualche libro) o pensato apposta per far partire la narrazione, un testo esca, uno spunto, una spinta (penso allo spinterogeno). E il gioco della scrittura non finisce, come quello del pensare. Parola dà parola, pensiero dà pensiero. Una parola tira l’altra. Per questo bisogna dare la parola, perché nessuno resti senza parola. E parola detta, sasso gettato. Si tira, a volte non si tira indietro, e tirata non si ritira più, ma si può correggere però.

TESTO STARTER
Sono sotto la doccia. L’occhio intercetta qualcosa che si muove verso a tenda. Un ragno sulla mattonella. Mi rendo conto che siamo in due. L’istinto di schiacciarlo c’è. Non lo faccio. Perché?

QUASI UN LIMERIK
Il professore va di fretta, va a farsi a doccia, vede un ragno, ma, non avendo tempo, anche se l’istinto è di schiacciarlo, continua a lavarsi… Il ragno scivola, finisce giù nello scarico della doccia. Forse il ragno sopravviverà. Non è stato schiacciato, in quanto il professore andava di fretta. Ervis

PER FORTUNA
Il ragno non viene schiacciato. Sopravvive, grazie al buon senso dell’essere umano. Per prima cosa non viene schiacciato, ma raccolto e messo nella condizione di trovare un altro posto per fare la sua ragnatela, per la sua sopravvivenza. Poi l’essere umano, con molta intelligenza, non lo ha schiacciato per non crearsi del lavoro inutile: se colpisce o schiaccia il ragno, poi deve anche pulire la doccia.
Poi, si deve pensare che, in questa era moderna, quasi tutti hanno una mentalità dell’ultima ora, e non si preoccupano che anche certi insetti o animali devono esistere e sopravvivere per il nostro sistema di vita e per l’ambiente. Tutto ciò forse è questione di buon senso e di saggezza. Angelo

CONVIVENZA SANA
Sono steso sul letto. L’occhio intercetta qualcosa che si muove sul muro: un ragno. Mi rendo conto che non ero in cella da solo. Mi giro verso Tarak e gli dico: -Hai visto che abbiamo un altro compagno? Cosa facciamo? Lo accettiamo e vediamo come si comporta? Abbiamo deciso di lasciarlo perché non dà fastidio, siccome non abbiamo la fobia verso di lui e non c’era neanche la voglia di ucciderlo. Perché, pensandoci bene, c’è un motivo nella sua visita o per trovare terreno di caccia o un posto caldo per passare la notte. Comunque mi diverto a osservarlo che passeggia avanti e indietro. Volevo capire qual era la sua intenzione. Alla fine mollo per un po’ di tempo e non mi accorgo dove si è nascosto. Ma sono sicuro che farà qualcosa di utile in cella, perché è un predatore e così almeno riesce a cacciare gli insetti che entrano, come le zanzare, che ci danno tanto fastidio. E pensandoci bene, è una convivenza strana ma sana, perché uno aiuta l’altro e la vita è un diritto per tutti. Come si dice: la vita è un teatro, ognuno ha il suo ruolo e tutti sono indispensabili per l’altro. Sofiane

OGGI IN DOCCIA
Oggi mi trovo in doccia e causalmente vedo un ragno. Per la testa mi passano tante idee, ma l’idea più bella mi viene di tenerlo vicino e così faccio. Lo prendo anche con un po’ di paura. Ma sono consapevole che non è un ragno velenoso. Mi trovo in isolamento e non so con chi parlare. Parlare per me è un’occasione fondamentale e un passatempo perché parlo quasi in ogni momento: non sono stupido, ma non so con chi parlare, poi sono un detenuto e penso alla mia libertà e non vorrei privarlo anche della sua. Non mi permetterei mai di tenere come ostaggio qualcuno, perché penso ogni momento alla mia. Anzi ora mi viene di mantenerlo in vita, perché è anche un passatempo, devo pur parlare con qualcuno. Comunque è libero di andarsene quando vuole. Lo lascio libero di decidere. D’altra parte mi dispiacerebbe, perché ho bisogno di compagnia, mi sento solo. Ecco, in questo momento sto pensando alla mia carcerazione, paragonandomi al ragno. Mi rendo conto com’è difficile pensare di poter tenere rinchiuso un ragno. Figuriamoci un essere umano. L’ingiustizia c’è dappertutto ma non per tutti. Sono sicuro che se qualcuno ha sbagliato è giusto che paghi. In un modo giusto, umano. Roland

QUESTIONI DI PAROLE / LA ESSE

Barre o sbarre? barrare un testo, sbarrare una strada. La esse si è aggiunta nel tempo o secondo i luoggi, a rafforzare: come cancellare e scancellare. Uno lecito l’altro di scuola. Ma chiudo i cancelli e rafforzo le sbarre. La esse si è diffusa su tutte le barre e ora sono dietro le sbarre e dietro i cancelli. Il cancelliere mi sbarra, il cancello è una barra davanti a noi. E il testo cancellato si annulla, e le parole sbarrate si evidenziano. Esse rafforzativa, esse viva, la mia vita a sbarre mi scancella dalla terra. Vorrei sterrare questa mia pietra, cancellare l’erba e il badile, e invece sprofondo, sconfino, sbando.