RACCONTO / IL PRIMO GIORNO DI SCUOLA

Padova Z.I. 2013

Padova Z.I. 2013

Paolo mi ha dato il testo per il corso di scrittura. E mi ha dato anche il titolo: Il primo giorno di scuola. Mi ha consegnato il testo un giovedì, al corso di scrittura, appunto, era il 20 febbraio, lo ricordo bene, come fosse ora. Me lo dà in silenzio, me lo passa come si dà un foglietto a scuola, oggi si dice un pizzino. L’ho letto a casa, riletto, pensando al nostro Gruppo. E, come fanno tutte le riviste, l’ho rivisto, ma solo qua e là. Ed eccolo qua, il racconto di Paolo. Questa riscrittura non è un atto di maleducazione o di violenza: lo si fa abitualmente con tutti gli articoli che portate alla Redazione della Rivista «Ristretti Orizzonti». O che portate qui al Gruppo. Niente di particolare, in realtà, qualche parola spostata, qualche virgola in più. Perché Paolo sa raccontare bene. Il bello è che l’ho letto al Gruppo, presente Paolo, e poi lui l’ha raccontato a voce, e ci ha messo un’anima nuova e lì si vede e si sente il narratore isolano, il pastore sardo nel prato sotto il cielo o sull’aia davanti a casa, sotto il pergolo a raccontare. Il titolo trae in inganno, come la realtà. Ma questa volta era davvero la prima volta. Un ritorno a scuola, quando tutti ascoltano la maestra e a te, accidenti, ti viene da andare in bagno. Scusi, maestra. Che c’è? Dovrei uscire? E perché? Dovrei andare in bagno. In bagno? Sì. Posso? E va bene, ma fai presto. Non è andata così, ma quasi… A.F.

Dopo circa un ventennio di detenzione, il 14 febbraio di quest’anno sono uscito per un “permesso giornaliero”. Si trattava di partecipare al «Progetto Scuola Carcere», che, come ormai tanti sanno, consiste in questo: alcuni detenuti possono fruire, appunto, di alcune ore di permesso, di uscita, per incontrare gli studenti a scuola; oppure sono gli studenti che possono entrare in carcere per incontrare noialtri detenuti.
Noi di «Ristretti Orizzonti» di studenti ne incontriamo oltre seimila l’anno. Dico noi, intendendo la Redazione. Per quanto mi riguarda, a questi incontri avevo già partecipato prima, ma solo in carcere. Col permesso di uscita ho fatto dunque un’esperienza nuova.
Venendo al “primo in esterno”, oltre alla spietata paura che tutti si ha quando si esce la prima volta, dopo lunghissimi anni, in me incombeva anche un altro tipo di paura, quello di incontrare gli studenti a “casa loro”. A casa loro però, forse uno si sente più protetto, ma questo era solo un mio vago pensiero.
Finalmente, dopo ansia e immaginazioni di ogni tipo, io e gli altri in permesso siamo entrati in aula. L’accoglienza era usuale a quelle che si provano negli incontri con le scuole in carcere. Questa ritrovata sensazione quindi mi ha permesso subito di “respirare” con più facilità.
Tutto dunque andava bene, racconti, risposte, fatte con quella forma civile che a me non apparteneva più da anni. Ho cercato di spiegare il progetto in cui siamo inseriti, il recupero, il cammino e così via.
A un certo punto della “lezione” ho avuto bisogno dei servizi igienici. Alzo la mano e chiedo di poter fruire del bagno. Nell’aula silenzio totale. Ho sentito freddo, ho immaginato che gli altri, tutti?, avrebbero pensato “’mo quello scappa dalla finestra”. Timorosamente mi sono avviato. Ho fatto ciò che dovevo. Mi stavo lavando le mani quando a un certo punto sul lavandino del bagno vedo un anello, bell’anello. Descrivere questo momento mi viene quasi impossibile, come descrivere il terrore non è facile. Per qualsiasi cittadino onesto sarebbe stato chiaro sapere cosa fare. Io lì per lì non sapevo proprio che pesci pigliare. Buttarlo nel water? Pensavo fosse una trappola per mettermi alla prova. Ci sono rimasto male. Poi ho pensato l’ovvio, prenderlo e consegnarlo alle professoresse, là dove stavamo facendo l’incontro. Ma mi sono detto: e se durante il tragitto arriva qualcuno? mi avrebbe fermato e mi avrebbe chiesto spiegazioni.
A quel punto ho accumulato tutta la mia forza e come un deficiente, ma dopo dieci minuti, sono uscito dal bagno, con l’anello sulla punta delle dita e il braccio alzato come un cretino. Corro in classe, entro, poso l’anello sulla cattedra. Ho detto: -Non sono scappato e ho pure trovato un anello. Un fragorio di applausi, risate e ringraziamenti pervade l’aula, ma credo anche la scuola.
Mi sono sentito bene, mi sono sentito leggero, mi sono sentito quello che speravo fossi diventato. Ma mi sono reso conto che il diavolo è sempre dietro l’angolo! La giornata proseguiva e io pensavo spesso a quel particolare, ero fiero di me.
Ci stavamo avviando a una trattoria per mangiare qualcosa. In una stradina stretta vedo una signora che dal bagagliaio della sua auto scarica delle sedie pieghevoli, faceva fatica. Così mi sono avvicinato per darle una mano, ho preso qualche sedia e gliele ho portate sino all’uscio, presumo di casa. Quando ho visto che stava infilando la chiave nella serratura (questa è la seconda paura) sono scappato via. Mi son detto: “Porca miseria magari penserà che voglio rubarle in casa”. Mentre invece quella mi riempiva di ringraziamenti infiniti.
Queste sono due delle tante paure (ma tante altre ci sono) che s’incontrano quando un detenuto esce così, all’improvviso, dopo tanto, senza un avvicinamento graduale alla società.
Aspetto le prossime paure, ma con la determinazione di poterle superare.
Un cittadino sardo.
Paolo C., Padova, 20.2.14

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LESSICO / IDENTIFICARE, ESPELLERE

Cortile di Palazzo Roverella, Rovigo, 23 febbraio 2014

Cortile di Palazzo Roverella, Rovigo, 23 febbraio 2014

I CIE (centri di identificazione ed espulsione), sono strutture previste dalla legge italiana istituite per trattenere gli stranieri “sottoposti a provvedimenti di espulsione e o di respingimento con accompagnamento coattivo alla frontiera”. Nell’ordinamento italiano i CIE costituiscono una grande novità: prima non era mai stata prevista la detenzione di individui se non a seguito della violazione di norme penali. A tutt’oggi i soggetti prigionieri nei CIE possono non essere considerati veri e propri detenuti? Come afferma anche Amnesty International molte volte i detenuti sono sistemati in container e in altri tipi di alloggi inadeguati a un soggiorno prolungato, esposti a temperature estreme, in condizioni di sovraffollamento.

DA http://social.tiscali.it/webseries/Liberidiraccontare/
(la prima serie web ambientata nelle carceri italiane)