MENTOR NON MENTE E RACCONTA

Mi chiamo Mentor R. e sono nato in Albania nel settembre ’85. Come la maggior parte dei miei concittadini, sono cresciuto un po‘ troppo in fretta: come ben si sa, nel mio Paese molte persone, o comunque una buon parte, desideravano farsi una vita altrove, cercando di dimenticare le problematiche che ci portavamo dietro dopo gli anni del Comunismo e dopo la guerra. Ho iniziato a cullare l’idea di andare via quando ero ancora un ragazzino, vedendo partire gli altri ragazzi del mio Paese: ho così deciso un bel giorno di cercare una vita migliore, in Italia. Ho provato più di una volta, però senza successo, salendo su una nave che salpava da Durazzo: appena arrivato, venivo rispedito indietro dalle autorità, perché ero troppo piccolo e sprovvisto di documenti. Fin quando, insieme a due miei amici, restando  nascosto in un camion, riesco ad eludere i controlli e ad arrivare.

 I miei primi pensieri andavano alla mia Famiglia, che ignara di tutto mi cercava, senza sapere che io ero scappato in Italia. Così ho chiamato un mio parente che mi ha aiutato con i documenti e a trovarmi un lavoro, onesto. Ed è così che volevo fosse la mia vita, con un lavoro decente, in modo da poter aiutare me stesso, ma soprattutto i miei. Andava tutto bene, riuscivo a lavorare e qualche volta anche a divertirmi.  Sembrava davvero che la mia vita stesse cambiando.

Fino a quando ho iniziato a frequentare locali, a far tardi la notte, bevendo alcool e cominciando a fare uso di cocaina, trovandomi a un certo punto senza più lavoro! La droga, come tutti sanno, le prime volte sembra renderti onnipotente: credevo di poter riuscire a far tutto senza bisogno di lavorare… Avevo cominciato i nfatti a spacciare. Spacciavo, ma soprattutto ne facevo uso, un uso così sproporzionato che mi portava pian piano ad allontanarmi dalla vita reale e dai miei princìpi, senza curarmi più di  niente e di nessuno: mi sentivo grande ma era l’inizio della fine!

 Avevo tanti “amici”: ho usato le virgolette per far capire che quando ti trovi in certe situazioni è facile avere persone vicino, ma quella non è amicizia, è solo “convenienza”. Infatti, quando mi hanno arrestato, mi sono trovato solo e tutte le persone che prima mi circondavano perché avevo coca e soldi, non mi hanno scritto nemmeno una lettera per sapere come stavo. Adesso sto scontando la mia pena con la consapevolezza di quanto ho sbagliato. Spero con tutto me stesso di riprendere la mia vita per mano e rimetterla sulla retta via per poter così un giorno tornare ad abbracciare la mia famiglia, che non vedo da dieci anni. Un pensiero voglio rivolgerlo a questo Gruppo di Scrittura del quale faccio parte e grazie al quale riesco adesso a relazionarmi meglio con le persone.  –

Padova, 7 marzo 2014 – racconto presetnato al Gruppo di Scrittura (Carcere Due Palazzi, Padova)

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