SAID L’EGIZIANO

Chi l’avrebbe mai detto? Lo dico convinto, da ignorante e ingenuo, dopo i sorrisi che fino a 15 giorni fa mi faceva in corridoio: spingeva il carrello e si fermava. “Lavoro in magazzino, prof,e sono contento, sì, sì, sto meglio e lei, mi saluti la moglie” ed entrava nel corridoio mentre la guardia teneva il cancello. “Ciao, ciao, Said, alla prossima”. E invece niente. Ti sentivi anche gratificato: in fondo, al laboratorio veniva volentieri, anche se pieno di pastiglie, chiuso nel silenzio, con i compagni di sezione o di regione (era egiziano) o di religione, che gli stavano vicino e facevano da scudo. “Prof, va meglio, sì, sì, si sta curando, il peggio è passato”. Vero Sofiane, vero Noureddine, vero Majed? ok, speriamo. e in effetti il sorriso è tornato, lo sguardo alto, i modi scuri e propositivi. Ma cosa vuol dire poi? che cosa ne sai, che competenza hai per dire, definire, e stare dunque tranquillo alla fine. Che non venga un pensiero a nuocerti. E ora il pensiero c’è, e forse lo sto scaricando con una lettera, una la chiamano testimonianza. Ecco la voce del prof, lui l’ha conosciuto bene, lo aveva sempre lì Said, vicino, come tanti altri.
Così dunque, se n’è andato. Non avevo letto la notizia su Ristretti.
Stamani entro con Elton, vede un detenuto che spinge un carrello: -Ah, meno male, è lui, non si è suicidato, allora è un altro.
Non ci bado, solo chiedo, “un altro suicidio qui?” – Sì, sabato scorso, era uno che lavorava, ma per fortuna non è lui. (Lo guardo, mi ricorda Said, ma no, chissà come sta Said a proposito, è tanto che non lo vedo – penso, senza dire)
E non ci penso tutta mattina, non chiedo, cronaca e abitudine. Alla fine del laboratorio Demetrio mi passa un foglietto, uno dei tanti “compiti a casa”, contributi da leggere al gruppo di scrittura la prossima volta. Me lo passa come un segreto, infilandolo sotto il braccio, sul tavolo. L’occhio scorre ma non vede, vede ma non legge. Me ne arrivano altri due. Guardo e ritorno al primo.
Qualcuno ne approfitta. -Prof, facciamo pausa? Si alzano pian piano, aspettando una conferma che non arriva. Sono fisso sul foglio: “Titolo: “Si è suicidato Said”.
-No, Said! Demetrio aspettava seduto.
-Lo conosceva?
-Era sempre stato qui al laboratorio…
-Scusi professore se le ho dato il foglio…
-No, Demetrio, grazie, non lo sapevo, ma diceva che stava bene, tutto a posto…

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